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di Roberto D’Alimonte

Pubblicato sul Sole 24 Ore del 13 dicembre 2016

La matassa è ingarbugliata. Il governo Gentiloni è nato con l’obiettivo esplicito di fare una nuova legge elettorale. Ma non è affatto chiaro quale sarà il suo ruolo. Il premier parla di ‘accompagnare’ i partiti. Ma cosa vuole dire ‘accompagnare’?  Il governo farà o no una proposta o lascerà che nasca in Parlamento ? E in questo caso chi prenderà l’iniziativa e quando?  Renzi tace. Eppure se sono i partiti a doversene occupare, e non il governo, il ruolo di guida in questo processo tocca a lui come segretario del partito di maggioranza relativa. Di sicuro si può dire che se nessuno si muove non c’è verso che su una materia così delicata si faccia alcun progresso. La tentazione è forse quella di aspettare la Corte.

          Nel 2014 la nuova legge elettorale, dopo la sentenza della Consulta, fu fatta da Renzi e Berlusconi. E’ probabile che finirà così anche questa volta.  Ma l’esito sarà diverso. E’ passato un secolo da quel 18 gennaio del 2014 quando i due si misero d’accordo su un sistema con premio di maggioranza e ballottaggio. A Renzi sarebbero andati bene anche i collegi uninominali, una riedizione della Mattarella, ma Berlusconi non era disponibile. I collegi non gli sono mai piaciuti. Non gli piacevano allora e continuano a non piacergli oggi. La differenza è che oggi non gli piacciono più i sistemi disproporzionali, soprattutto quelli che lo costringerebbero a scegliersi gli alleati prima del voto. In tarda età ha riscoperto il proporzionale e la libertà che gli consente.

          I collegi piacciono invece alla minoranza Pd e a Salvini. La conversione di Salvini al collegio è recente. Calderoli deve avergli spiegato che con il collegio costringe Berlusconi a rifare l’alleanza a destra mentre con il proporzionale il Cavaliere se ne va per i fatti suoi. I collegi piacciono anche al sottoscritto. Soprattutto quelli a due turni. In un contesto tripolare il doppio turno è lo strumento più adatto per favorire un minimo di governabilità. A differenza dell’Italicum il secondo voto nei collegi non garantisce che le elezioni producano una maggioranza assoluta, ma aumenta le probabilità che ciò avvenga. Probabilmente anche Renzi non sarebbe contrario ai collegi. Lo sarebbe però il M5s. Quindi, è realistico pensare a una riforma elettorale di questo tipo approvata con i voti del Pd e della Lega Nord contro Forza Italia e M5s ?  Abbiamo qualche dubbio.

          A togliere le castagne dal fuoco a Gentiloni e al Pd ci penserà probabilmente la Consulta. Nessuno sa cosa effettivamente farà. Potrebbe decidere l’abolizione del ballottaggio, più qualche altra modifica su candidature plurime e dintorni. Queste ultime non cambieranno la sostanza delle cose. L’abolizione del ballottaggio sì. Con questa modifica Camera e Senato avrebbero due sistemi proporzionali abbastanza simili da rendere possibile il ricorso alle urne. Il che non è detto che accada. Ma senza ballottaggio la strada è percorribile. La riforma elettorale sarebbe fatta e i partiti potrebbero non fare nulla o quasi.

          Se resta il ballottaggio la palla passa di nuovo ai partiti. In questo caso con chi si alleerebbe il Pd per fare la riforma?  Il M5s non ci sta. Lo ha detto Di Maio l’altro ieri. Al M5s sta bene l’Italicum. Andrebbe applicato anche al Senato visto che vige solo alla Camera. A questo scopo ha già fatto una proposta. Sarebbe paradossale che l’Italicum fosse salvato dal M5s. Ma non sarà così. La paura di una sua vittoria ne ha decretato prematuramente la fine, anche se fosse risparmiato dalla Consulta. Vista l’indisponibilità del M5s a trattare su un altro sistema elettorale che non sia l’Italicum, l’unico partner possibile del Pd è sempre e solo Berlusconi. Ci sarà il Nazareno bis. Si passerà dal Nazareno maggioritario al Nazareno proporzionale.

          Quale proporzionale è tutto da vedere. Forse il modello spagnolo proposto una volta dal M5s prima che i pentastellati si innamorassero dell’Italicum. O potrebbe essere un proporzionale con un premietto di governabilità. Ma già questa seconda soluzione è più opinabile perché un premio porrebbe a Berlusconi il problema di allearsi con qualcuno prima del voto. E questo il cavaliere non lo vuole più fare. Preferisce tenersi le mani libere. Tolto Berlusconi non ci sono altri partners con cui il Pd potrebbe fare una nuova legge elettorale. La scelta è tra il Cavaliere e Grillo. Tra il proporzionale del primo e l’Italicum del secondo. Le parti in commedia si sono rovesciate. Incredibile, ma vero. Che paese!  Intanto aspettiamo Godot…