SHARE

 di Nicola Maggini

La schiacciante vittoria di Matteo Renzi con il 68% dei voti alle elezioni per il segretario del Pd ha senza dubbio rappresentato l’evento più significativo dell’ultimo mese nel contesto politico italiano. Molti analisti hanno sottolineato come questo fatto costituisca una svolta storica per la sinistra, con l’affermazione di un leader per molti versi decisamente diverso dai precedenti leader del centrosinistra. Questo per ciò che concerne il lato dell’offerta politica. Ma dal punto di vista della domanda, ossia degli elettori, Renzi si è affermato grazie una constituency elettorale sul serio diversa dai tradizionali elettori delle primarie[1] del Pd? In particolare, il profilo dei suoi elettori è diverso rispetto al profilo medio di coloro che hanno partecipato alle primarie lo scorso 8 dicembre?

Per cercare di rispondere a questi interrogativi abbiamo incrociato – nell’indagine Osservatorio Politico CISE del dicembre 2013[2] – il voto espresso alle primarie con alcune variabili sociopolitiche e sociodemografiche, distinguendo tra gli elettori di Renzi e il totale dei votanti alle primarie. In questa maniera è possibile vedere se il profilo degli elettori di Renzi si discosta dal profilo dell’elettore medio delle primarie.

In primo luogo, abbiamo incrociato il voto per Renzi alle primarie con il voto alle coalizioni nelle elezioni politiche del febbraio 2013, riportando in Fig.1 le differenze percentuali rispetto alla media dei votanti alle primarie. In questa maniera è possibile capire su quali elettorati Renzi ha esercitato una maggiore capacità di attrazione. Come si può vedere, Renzi ottiene consensi superiori alla media generale dei votanti alle primarie tra chi aveva votato il M5S, il centrodestra e, soprattutto, la coalizione di Monti. In quest’ultimo caso gli elettori centristi di Renzi costituiscono il 14% del suo elettorato, ossia 4,4 punti percentuali in più rispetto agli elettori di Monti nel totale dei votanti alle primarie. Questi dati confermano l’ipotesi, formulata da molti osservatori, circa la capacità di Renzi di far leva su un elettorato trasversale, che valica i confini classici dello schieramento di centrosinistra. Una caratteristica che del resto era già emersa alle precedenti primarie per la premiership che lo avevano visto contrapposto a Bersani (Maggini e Emanuele 2013).

            

Figura 1– Capacità di attrazione di Renzi per coalizione votata (differenze percentuali rispetto alla media dei votanti alle primarie)

Si potrebbe però ritenere che il ricordo del voto alle scorse politiche, in cui si è assistito ad un’alta volatilità elettorale, non sia sufficiente a caratterizzare politicamente gli elettori di Renzi. Abbiamo quindi effettuato un nuovo incrocio, tra il voto alle primarie e l’auto-collocazione politica degli intervistati, divisa in quattro categorie: sinistra (punteggi fra 0 e 4 nella scala da 0 a 10), centro (5), destra (6-10) e non collocati (coloro che rifiutano il posizionamento).

                Figura 2 – Profilo sociopolitico degli elettori di Renzi: auto-collocazione politica

Come si può vedere dalla Fig.2, gli elettori di Renzi sono composti per il 61% da intervistati che si collocano a sinistra, per il 16,6% da intervistati che si collocano al centro e per il 18,6% da intervistati che si collocano a destra (i non collocati infine sono il 3,8%). Pur essendo nettamente la maggioranza assoluta, gli elettori di Renzi di sinistra sono sottorappresentati di 6,5 punti percentuali rispetto a coloro che si collocano a sinistra nel totale dei votanti alle primarie. Al contrario, rispetto alla media, tra gli elettori di Renzi gli intervistati di centro e di destra sono sovra-rappresentati. Questa maggiore trasversalità politica di Renzi è tuttavia molto attenuata rispetto alle primarie contro Bersani: in quel caso il sondaggio Cise mostrava che gli elettori di Renzi erano composti solo dal 43,3% da intervistati che si collocavano a sinistra, mentre la maggioranza assoluta (50,7%) si collocava al centro o a destra (Maggini e Emanuele 2013). Questo evidente spostamento a sinistra è del resto proprio ciò che ha permesso a Renzi di divenire segretario del Pd con quasi il 70% dei consensi.

Per completare il profilo sociopolitico degli elettori di Renzi, si è deciso di incrociare il voto alle primarie con l’interesse per la politica (Fig.3). Il dato più interessante che emerge è che gli elettori di Renzi, pur essendo costituiti in maggioranza da persone molto o abbastanza interessate alla politica, sono però meno interessati alla politica rispetto alla media dei votanti alle primarie. Anche in questo caso si conferma una maggior capacità di attrazione di Renzi (rispetto ai tradizionali leader della sinistra) verso coloro che sono poco interessati alla politica (Paparo e Cataldi 2013).

                  Figura 3 – Profilo sociopolitico degli elettori di Renzi: interesse per la politica

A questo punto, dopo aver tratteggiato il profilo sociopolitico dell’elettore “renziano”, cerchiamo di capire quali sono le sue caratteristiche sociodemografiche. I risultati delle analisi bivariate non ci mostrano un profilo sociodemografico degli elettori di Renzi così diverso dal profilo medio degli elettori che hanno partecipato alle primarie del Pd. Dal punto di vista del genere e dell’età, l’elettore di Renzi presenta caratteristiche molto simili all’elettore medio delle primarie. Qualche maggior elemento di differenziazione lo offrono variabili come la frequenza alla messa e la professione. Nel primo caso (Fig.4), si nota come tra gli elettori di Renzi coloro che non vanno mai a messa sono sottorappresentati rispetto ai non praticanti nel totale dei votanti alle primarie (di 5,7 punti percentuali), mentre sono sovra-rappresentati coloro che vanno a messa una volta al mese e, soprattutto, coloro che partecipano alle funzioni religiose 2-3 volte al mese. Tuttavia tra gli elettori di Renzi e il totale dei votanti alle primarie non c’è alcuna differenza per ciò che concerne i praticanti assidui (ossia coloro che vanno a messa tutte le domeniche): in entrambi i casi essi rappresentano circa il 30% degli intervistati.

Infine, per ciò che concerne la professione dell’intervistato, il profilo dell’elettore di Renzi è simile a quello dell’elettore medio delle primarie. Gli aspetti più interessanti da notare sono che tra gli elettori di Renzi gli operai sono la categoria più sovra-rappresentata rispetto alla media dei votanti alle primarie, mentre i pensionati sono la categoria più sottorappresentata (Fig.5).

                  Figura 4 – Profilo sociodemografico degli elettori di Renzi: frequenza alla messa

                  Figura 5 – Profilo sociodemografico degli elettori di Renzi: professione

In conclusione, il profilo degli elettori di Renzi presenta delle specificità (in particolare per quel che riguarda gli aspetti socio-politici) che lo discostano da quello dell’elettore medio delle primarie. L’elettorato di Renzi, infatti, si caratterizza per una maggiore trasversalità politica ed ideologica e per un minore grado di coinvolgimento politico in termini motivazionali. Tuttavia, rispetto alle precedenti primarie, la trasversalità politica di Renzi è meno marcata, anche a causa di un evidente sfondamento elettorale a sinistra (del resto necessario per poter essere eletto segretario del Pd a maggioranza assoluta). Inoltre le caratteristiche sociodemografiche dell’elettore di Renzi sono simili a quelle dell’elettore medio delle primarie, se si eccettua il fatto che Renzi mostra una presa maggiore sugli operai e sui cattolici praticanti saltuari, mentre ha una minore capacità di attrazione verso i pensionati e i non praticanti. In definitiva Renzi ha vinto perché è riuscito ad imporsi nella tradizionale constituency del Pd, quella che aveva incoronato Bersani candidato premier. La vera sfida per il sindaco di Firenze è allargare tale base elettorale, accentuando gli elementi di novità pur presenti nella sua elezione a segretario, per poter avere una chiara affermazione anche alle prossime elezioni politiche.

Riferimenti bibliografici

 

Fabbrini, S. [2002], Che cosa sono le primarie americane?, in “Italianieuropei”, n. 5, pp. 19-30.

Fabbrini, S. [2005], L’America e i suoi critici, Bologna, Il Mulino.

Gelli, B., Mannarini, T., Talò, C. (a cura di) [2013], Perdere vincendo, Franco Angeli.

Gerber, E.R., e R.B. Morton [1998], Primary Elections Systems and Representation, in “The Journal of Law, Economics and Organization”, 14, pp. 304-324.

Maggini, N., e Emanuele, V. [2013], Sondaggio Cise sulle primarie, il profilo politico degli elettori di Bersani e Renzi, in De Sio L. e V. Emanuele (a cura di) Un anno di elezioni verso le Politiche 2013, Dossier CISE n° 3, Roma, Centro Italiano Studi Elettorali.

Massari, O. [2004], I partiti politici nelle democrazie contemporanee, Bari-Roma, Laterza.

Paparo, A., e Cataldi, M. [2013], Bersani trionfa tra gli elettori Pd ma Renzi tiene tra elettori periferici e tradizionalisti, in De Sio L. e V. Emanuele (a cura di) Un anno di elezioni verso le Politiche 2013, Dossier CISE n° 3, Roma, Centro Italiano Studi Elettorali.

Pasquino, G. [2006], Democrazia, partiti, primarie, in “Quaderni dell’Osservatorio elettorale”, n. 55, pp. 23-37.

Pasquino, G., e F. Venturino (a cura di) [2009], Le primarie comunali in Italia, Bologna, Il Mulino.

Valbruzzi, M. [2005], Primarie: Partecipazione e leadership, Bologna, Bononia University Press.

Venturino, F. [2007], Le primarie Nazionali dell’Unione: un’analisi della partecipazione con dati aggregati, in “Rivista Italiana di Scienza Politica”, n. 3, pp. 435-458.


[1] Sulle primarie in Italia si veda Pasquino [2006], Pasquino e Venturino [2009], Venturino [2007], Gelli et al. [2013]. Rimandiamo invece ai lavori di Massari [2004, 132-140], Fabbrini, [2002, 2005], Gerber e Morton [1998], Valbruzzi [2005], per un approfondimento dei vari modelli di primarie praticate in USA, paese dove storicamente sono nate.

[2] Nota metodologica: il sondaggio è stato condotto da Demetra con metodo CATI e CAMI (telefonia fissa e mobile) tra il 16 e il 22 dicembre 2013 su un campione di 1500 casi. Il campione nazionale intervistato è rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne per genere, età e zona geografica di residenza. Il campione è stato ponderato per alcune variabili socio-demografiche.

SHARE
PrecedenteIl governo, l’economia, l’Europa: un’Italia pessimista e (sempre più) euroscettica
SuccessivoEffetto Renzi? Una grande turbolenza nelle intenzioni di voto
Nicola Maggini è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Firenze e collaboratore del CISE (Centro Italiano di Studi Elettorali). Nel marzo 2012 si è addottorato, con lode, in Scienza della Politica all’Istituto Italiano di Scienze Umane. È stato teaching assistant presso la LUISS Guido Carli di Roma e insegna sistema politico italiano al Middlebury College di Firenze. Attualmente partecipa al progetto di ricerca europeo TransSol-Transnational solidarity at times of crisis. Ha pubblicato articoli in diverse riviste scientifiche, tra cui RISP-Italian Political Science Review, Studia Politica-Romanian Political Science Review, Italian Politics & Society, Czech Journal of Political Science, SocietaMutamentoPolitica-Rivista Italiana di Sociologia e Quaderni dell’Osservatorio Elettorale. È inoltre coautore di capitoli in Voto amaro (Il Mulino 2013) e Terremoto elettorale (Il Mulino 2014). Ha curato (con Lorenzo De Sio) il Dossier CISE 2 (Crisi e Rimobilitazione, CISE 2013) e (con Lorenzo De Sio, Vincenzo Emanuele e Aldo Paparo) l’e-book The Italian General Election of 2013. A dangerous stalemate? (CISE 2013). Ha curato anche (con Lorenzo De Sio e Vincenzo Emanuele) il Dossier CISE 6 (Le Elezioni Europee 2014, CISE 2014) e l’e-boook The European Parliament Elections of 2014 (CISE 2014). Infine, è autore di diverse note di ricerca pubblicate nella serie dei Dossier CISE.