SHARE

Come cinque anni fa, il centrosinistra si aggiudica Taranto al ballottaggio: a differenza di quanto accaduto nel 2012, quando il piddino Ippazio sfiorò il 70% dei consensi contro il candidato di destra Cito, il ballottaggio di domenica è stato combattuto e si è deciso per circa mille voti. Nel quadro di un’offerta elettorale estremamente frastagliata non è facile capire come si è arrivati a questo risultato: l’analisi dei flussi elettorali può aiutarci in questo senso.

Fig. 1 – Flussi elettorali fra primo e secondo turno (percentuali sull’intero elettorato, clicca per ingrandire)flussi TA 2 dal primo turno

Nel contesto di una smobilitazione generale dell’elettorato (affluenza quasi dimezzata), guardando ai voti del primo turno, Melucci (centrosinistra) è riuscito a riportare al voto il 69% dei propri elettori, mentre Baldassarri (centrodestra), il 59%. Melucci è riuscito a convincere più della metà degli elettori del civico Bitetti, con il quale aveva stipulato un apparentamento e il 44% degli elettori di sinistra di Sebastio, mentre Baldassarri ha convinto il 63% di coloro che scelsero Fornaro al primo turno e il 57% del civico Romandini.

Tab. 1 – Matrice dei flussi elettorali fra primo e secondo turno, destinazioniflussi TA 2 dal primo turno dest

Questi risultati devono però essere incrociati con il peso specifico dei candidati esclusi e con il tasso di astensione per capire come la reale composizione dell’elettorato al ballottaggio. Notiamo che Melucci è stato maggiormente capace di intercettare le seconde preferenze degli elettori: oltre al fatto che la metà dei voti di Melucci sono dati da suoi elettori del primo turno, incidono positivamente, in misura pressoché uguale, le seconde preferenze degli elettori di Fornaro (12,7%), Sebastio (14,1%) e Bitetti (15,7%), mentre i voti di Baldassarri sono dati quasi per la metà dai suoi voti del primo turno e per il 22% dagli elettori di Fornaro. La peculiarità per cui, per entrambi i candidati siano importanti i voti di Fornaro, è dovuta ad un elemento molto particolare: Fornaro è l’unico candidato di peso che ha avuto un elettorato che al secondo turno si è riversato in toto alle urne: è per questo motivo che, in una situazione in cui l’astensione è stata altissima, i suoi voti hanno questo peso specifico importante per ambedue i candidati.

Tab. 2 – Matrice dei flussi elettorali fra primo e secondo turno, provenienzeflussi TA 2 dal primo turno prov

Analizzando invece i flussi a partire dalle elezioni politiche del 2013, vediamo che il 60% di chi ha votato Bersani nel 2013, oggi ha scelto in modo coerente Melucci. Il 46% degli elettori montiani, berlusconiani e di altri candidati nel 2013 oggi ha invece scelto il candidato di centrodestra.

Tab. 3 – Matrice dei flussi elettorali fra politiche 2013 e ballottaggio, destinazioniflussi TA 2 dal 2013 dest

Dal punto di vista del totale dei voti dei candidati al ballottaggio, si vede come l’elettorato di Melucci sia composto per più del 60% da voti bersaniani e da un 18% da voti grillini e per un buon 9% dagli astenuti, mentre Baldassarri si mostra più trasversale dato che pesca solo il 50% dei suoi voti dal bacino berlusconiano ma le preferenze degli elettori montiani e degli altri candidati pesano per un 15% ciascuno sul totale dei suffragi guadagnati da Baldassarri.

Tab. 4 – Matrice dei flussi elettorali fra politiche 2013 e ballottaggio, provenienzeflussi TA 2 dal 2013 prov

Riassumendo possiamo affermare che l’incertezza politica del primo turno non si è affatto dissipata con il ballottaggio dato che moltissimi elettori non si sono ripresentatati ai seggi. In base ai dati dei flussi è chiaro come il centrosinistra abbia goduto della minore capacità del centrodestra di riportare al voto i propri elettori. Oltre a questo peccato originale vale la pena ricordare che i voti del terzo e quarto classificato sono andati quasi tutti nell’astensione. Questo è vero se pensiamo che Cito (a capo della storica civica di destra tarantina) e Nevoli (M5s) che hanno totalizzato insieme il 27% dei voti hanno visto rispettivamente l’astensione dei ¾ e dei 4/5 del proprio elettorato. Di questa smobilitazione dell’elettorato di destra e di quello grillino ne ha risentito maggiormente il candidato di centrodestra, il quale è riuscito a convincere solo il 19% di questi elettori a votarlo (Melucci poco meno del 3%): seguendo questo trend, sembra chiaro che un piccolo sforzo in più da parte del candidato moderato su questo segmento elettorale avrebbe potuto significate un diverso esito della contesa elettorale.

 

Fig. 2 – Flussi elettorali fra politiche 2013 e ballottaggio 2017 (percentuali sull’intero elettorato, clicca per ingrandire)flussi TA 2 dal 2013

 

Riferimenti bibliografici:

Corbetta, P.G., A. Parisi e H.M.A. Schadee [1988], Elezioni in Italia: struttura e tipologia delle consultazioni politiche, Bologna, Il Mulino.

Goodman, L. A. (1953), Ecological regression and behavior of individual, «American Sociological Review», 18, pp. 663-664.

Maccagno, A. (2017), A Taranto e Lecce avanti il centrodestra: i risultati e i flussi elettorali http://cise.luiss.it/cise/2017/06/13/taranto-e-lecce-avanti-il-centrodestra/


NOTA METODOLOGICA

I flussi riportati sono stati calcolati applicando il modello di Goodman alle 192 sezioni elettorali del comune di Taranto. In entrambe le analisi abbiamo eliminato le sezioni con meno di 100 elettori (in una delle due elezioni prese in esame), nonché quelle che hanno registrato un tasso di variazione superiore al 20% nel numero di elettori iscritti (sia in aumento che in diminuzione).  Il valore dell’indice VR è pari a 2,5 per i flussi fra primo e secondo turno; 0,4 per i flussi dal 2013.