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(Traduzione in italiano di Cristiano Gatti)

Basandoci sugli strumenti forniti dalla teoria della issue yield (De Sio e Weber 2014), questa analisi utilizza i dati raccolti dal CISE attraverso un’intervista CAWI lanciata poche settimane prima del primo turno delle elezioni presidenziali francesi. In questa sede ricorriamo ad un’innovativa misurazione dei temi posizionali che fornisce un indice comune di rendimento per questo tipo di tematiche. I temi posizionali sono definiti, in generale, con riferimento a due obiettivi rivali (per esempio morale progressista vs tradizionalismo): la misura di issue yield consente di stimare la presenza di relative opportunità di temi strategici per un partito o un candidato. Le dimensioni chiave originariamente sviluppate (per i temi posizionali) nel modello di issue yield sono: supporto (quanto una politica è supportata nell’opinione pubblica) e consenso all’interno del partito (quanto è supportata all’interno del partito)[1]. Le due dimensioni corrispondono all’obiettivo ideale di ogni partito/candidato: l’abilità nel mantenere intatta la propria base elettorale, ma con la possibilità di raggiungere un elettorato potenziale molto più amplio. Questo obiettivo è idealmente raggiunto attraverso un’enfasi sui temi sui quali il partito è internamente coeso e sui quali probabilmente molti elettori all’esterno del partito sono d’accordo.

Quindi, per quanto riguarda le prossime elezioni presidenziali francesi, l’indice di issue yield consente di affrontare la questione principale delle campagne presidenziali: qual è l’agenda ideale – in termini elettorali – per ogni candidato alla presidenza? Quale selezione di temi fornirebbe il migliore esito elettorale per ogni candidato? La configurazione dei temi è molto rilevante, mostra la migliore opportunità strategica (e il rischio più basso) per ogni candidato; possiamo poi compararla con l’effettiva scelta dei temi su cui i candidati insistono nelle loro campagne e quindi determinare quanto strategica sia la loro campagna (per rispondere alla nostra domanda iniziale di ricerca). Questo confronto sarà inizialmente effettuato in termini aneddotici, mentre affronteremo la questione in termini quantitativi (attraverso la codifica della comunicazione Twitter dei candidati) tra qualche settimana.

Il sistema politico francese negli ultimi anni è stato contrassegnato dal raggiungimento del minimo storico nell’indice di gradimento del Presidente Hollande e conseguentemente dal declino del consenso per il Partito Socialista. Al contrario, il partito populista di destra Front National di Marine Le Pen è stato costantemente in testa ai sondaggi. Hollande è il primo presidente uscente della Quinta Repubblica che non corre per un secondo mandato. Questa è anche la prima elezione presidenziale francese nella quale i candidati di entrambi i maggiori partiti di centrosinistra e centrodestra sono stati selezionati attraverso delle primarie aperte. Benoit Hamon ha vinto le primarie del Partito Socialista e François Fillon quelle dei Repubblicani. In più, questa elezione è contrassegnata dalla plateale entrata in scena di Emmanuel Macron, il più giovane candidato in gara ed ex ministro dell’economia che non ha mai corso per una carica elettiva. Macron aveva deciso di abbandonare il governo socialista e di fondare il suo nuovo movimento politico “En marche!”. Infine, a sinistra, Jean-Luc Mélenchon, ex candidato del Fronte della Sinistra nel 2012, ha lanciato il suo movimento “La Francia Ribelle”. Questi cinque candidati rappresentano tra l’80 e il 90% delle intenzioni di voto nei sondaggi, eppure altri sei candidati stanno correndo nel primo turno delle presidenziali.

La issue yield per tutti i candidati presidenti potrebbe aiutare a spiegare perché certi candidati hanno (potenzialmente) più successo degli altri. Ai fini di questa analisi, ci siamo focalizzati sui cinque maggiori candidati presidente secondo i sondaggi d’opinione: Marine Le Pen per il Front National, François Fillon per i Repubblicani, Emmanuel Macron per il suo nuovo movimento politico ‘En marche!’, Benoit Hamon per il Partito Socialista and Jean-Luc Mélenchon per ‘La Francia Ribelle’.

Le tabelle seguenti mostrano i temi (e i relativi candidati) secondo l’indice di issue yield, a partire dal valore più alto fino al più basso, che mostra quali candidati potrebbero avvantaggiarsi dalla competizione su temi specifici. La Tabella 1 presenta gli indici di issue yield per Macron, Hamon e Mélenchon e specificatamente mostra quali temi potrebbero fornire i migliori rendimenti elettorali per i candidati che competono nello spazio politico compreso tra l’estrema sinistra (Mélenchon) e il centro liberal-democratico (Macron). I risultati mostrano similitudini e differenze nel potenziale rendimento dei temi controversi che sono a disposizione dei tre candidati. Per prima cosa, Hamon e Mélenchon chiaramente competono su una simile area tematica: infatti, alcuni obiettivi sociali libertari (mantenere i matrimoni gay e l’accesso all’aborto, legalizzare l’eutanasia) e alcuni obiettivi economici tradizionalmente di sinistra (ridurre le differenze di reddito, abbassare l’età per la pensione) sono tutti temi che potrebbero fornire un rendimento elettorale molto buono, dal momento che hanno una issue yield alta (>=0.69). D’altro canto, Hamon e Mélenchon sono divisi dalle posizioni sull’Europa: per Hamon temi quali rimanere in Europa e nell’Eurozona forniscono una issue yield molto alta – 0.87 e 0.85, rispettivamente (sono il secondo e il terzo tema con la più alta issue yield per Hamon, immediatamente dietro l’aborto con 0.88). Al contrario, per Mélenchon, i temi pro Europa mostrano una issue yield molto più bassa, considerando anche che la issue yield delle posizioni anti globalizzazione (“limitare la globalizzazione economica”) è buona (0.67).

Detto questo, dobbiamo sottolineare che la issue yield per un candidato non è interpretabile guardando solo al suo valore assoluto, ma dovrebbe anche essere considerata in relazione con le issue yield per gli altri candidati. In altre parole, dobbiamo guardare alla graduatoria delle issue yield. Infatti, un tema può avere un rendimento molto alto per un candidato, ma altri candidati potrebbero avere un rendimento ancora maggiore sullo stesso tema. Di conseguenza, può essere complicato per quel candidato competere su quel tema, poiché gli altri candidati potrebbero essere meglio posizionati. Per esempio, Hamon è meglio posizionato per quanto riguarda i temi pro Europa e pro gay, piazzandosi secondo in termini di issue yield, mentre sugli stessi temi Mélenchon si classifica sesto e ottavo. Al contrario, Mélenchon è meglio posizionato in termini di issue yield per quanto concerne l’eutanasia (posizionandosi terzo, considerando che Hamon sullo stesso tema è settimo) e il tema economico tradizionalmente di sinistra relativo alla riduzione delle differenze di reddito (posizionandosi secondo, mentre Hamon è terzo).

In definitiva, i dati ci dicono che Hamon non è in una posizione favorevole: sta subendo una forte competizione a sinistra (Mélenchon) e allo stesso tempo sta affrontando un buon competitor al centro (Macron). Infatti, Hamon e Macron hanno una issue yield molto simile sui temi europeisti e sui temi sociali (aborto, gay ed eutanasia). In particolare, Macron ha un migliore ritorno sui temi pro-aborto e in particolare pro-eutanasia, mentre Hamon ha un migliore rendimento sui temi pro Europa. Tuttavia, questi candidati mostrano un andamento chiaramente diverso riguardo alle politiche economiche: 15 punti di differenza in termini di issue yield con riguardo all’obiettivo di ridurre le differenze di reddito – con Hamon che si piazza terzo e Macron nono. Le differenze sono anche maggiori se guardiamo alle politiche pensionistiche e, soprattutto, alle politiche del mercato del lavoro. Per esempio, per Hamon l’obiettivo “mantenere la regolazione attuale del mercato del lavoro” ha una issue yield di 0.64, mentre per Macron l’obiettivo opposto di deregolamentare il mercato del lavoro ha una issue yield di 0.46.

Ovviamente Macron gioca molto sulle valence issues, e certamente non sull’ideologia.

Tabella 1. Ideologia o “cherry-picking”? I pacchetti di temi che caratterizzano l’elettorato di ogni candidato (Mélenchon, Hamon e Macron) e il potenziale elettorale di questi pacchetti

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La Tabella 2 mostra i risultati della issue yield per i candidati di destra: Marine Le Pen e François Fillon. Per prima cosa, Le Pen ha un punteggio molto alto per ciò che concerne il consenso all’interno del suo elettorato su alcuni temi (più alto del 90%). Questa coesione interna riguarda soprattutto i temi anti immigrazione, sui quali Le Pen gode di una issue yield più alta di qualsiasi tema di ogni altro candidato principale. Rispetto ai risultati di una recente e simile analisi sulle elezioni generali olandesi, il livello di consenso all’interno degli elettorati dei candidati sembra molto più alto in Francia: i candidati raggiungono il 90% del consenso interno su svariati temi, mentre nel caso olandese, solo il PVV di Geert Wilders raggiunse questo livello. In generale, il consenso sui temi posizionali in Francia è più ampio che in Olanda. Ad esempio, il divieto del velo islamico negli uffici pubblici non sembra essere un tema così controverso e il suo rendimento è superiore allo 0.6 per tutti i candidati principali (perfino per Hamon è lo 0.62 e per Mélenchon è lo 0.67).

Un secondo elemento della struttura delle opportunità strategiche di Le Pen è che quest’ultima può far leva su un originale pacchetto di temi con un buon rendimento elettorale: ostilità verso i migranti, posizioni anti Europa e anti globalizzazione, ma anche redistribuzione economica (sulla riduzione delle differenze di reddito e dell’età pensionabile, la sua issue yield è più alta di quella di Macron). Inoltre, su alcuni temi sociali (aborto, eutanasia, ma non i matrimoni gay), il livello del consenso dei suoi elettori è simile a quello dell’intera popolazione.

Per quanto riguarda Fillon, i temi anti immigrazione, in modo simile a Le Pen, forniscono un rendimento elettorale molto elevato, ma Fillon mostra un diverso andamento su altri temi: posizioni pro Europa, liberalismo economico e supporto all’energia nucleare. A tal proposito, Fillon è il classico candidato conservatore. Tuttavia, in modo simile ad Hamon, non è ben posizionato da un punto di vista strategico. Infatti, per quanto riguarda i suoi primi quattro temi (in termini di rendimento) correlati all’immigrazione, si classifica sempre dopo la leader del Front National che è anche più credibile su tali temi (vedi un precedente articolo). Allo stesso tempo, la issue yield degli obiettivi europeisti è minore rispetto alla issue yield di Macron e Hamon.

In conclusione, l’analisi della struttura strategica delle issue opportunity mostra che un candidato anti establishment di destra come Marine Le Pen può far leva su una peculiare e trasversale configurazione dei temi che può essere premiante dal punto di vista elettorale attraverso una strategia basata sul “cherry-picking” piuttosto che sulle ideologie tradizionali di destra e sinistra. Da un lato, Le Pen è molto competitiva sulle tematiche “demarcazioniste” connesse all’immigrazione e specialmente all’Unione Europea; dall’altro lato, è anche competitiva – per certi versi – sui tradizionali temi economici di sinistra connessi alla difesa della protezione sociale.

D’altro canto, anche la campagna di Macron basata sulla energica difesa dell’Europa sembra essere adatta da un punto di vista strategico, così come la sua enfasi sulle valence issues.

Al contrario, Fillon e Hamon non sono in una posizione favorevole, poiché affrontano competitors su ogni area tematica. In particolare, la svolta a sinistra del candidato del Partito Socialista sembra aver trovato un ostacolo significativo: Jean-Luc Mélenchon.

Tabella 2. Ideologia o “cherry-picking”? I pacchetti di temi che caratterizzano l’elettorato di ogni candidato (Le Pen, Fillon) e il potenziale elettorale di questi pacchetti

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Bibliografia

De Sio, Lorenzo, and Till Weber. 2014. “Issue Yield: A Model of Party Strategy in Multidimensional Space.” American Political Science Review 108 (4): 870–885.

[1] Nell’indagine, agli intervistati è stato chiesto di esprimere il loro livello di accordo su 15 temi posizionali. Per ciascun tema, una prima domanda richiedeva agli intervistati di scegliere tra due obiettivi rivali (su una scala di 6 punti, che consente quindi di usare tutte le tecniche per i classici item posizionali). Una volta selezionato l’obiettivo (per esempio difendere la morale tradizionale), agli intervistati è stato chiesto di menzionare (domanda a scelta multipla) quale candidato considerassero credibile nel raggiungere quell’obiettivo

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Nicola Maggini è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Firenze e collaboratore del CISE (Centro Italiano di Studi Elettorali). Nel marzo 2012 si è addottorato, con lode, in Scienza della Politica all’Istituto Italiano di Scienze Umane. È stato teaching assistant presso la LUISS Guido Carli di Roma e insegna sistema politico italiano al Middlebury College di Firenze. Attualmente partecipa al progetto di ricerca europeo TransSol-Transnational solidarity at times of crisis. Ha pubblicato articoli in diverse riviste scientifiche, tra cui RISP-Italian Political Science Review, Studia Politica-Romanian Political Science Review, Italian Politics & Society, Czech Journal of Political Science, SocietaMutamentoPolitica-Rivista Italiana di Sociologia e Quaderni dell’Osservatorio Elettorale. È inoltre coautore di capitoli in Voto amaro (Il Mulino 2013) e Terremoto elettorale (Il Mulino 2014). Ha curato (con Lorenzo De Sio) il Dossier CISE 2 (Crisi e Rimobilitazione, CISE 2013) e (con Lorenzo De Sio, Vincenzo Emanuele e Aldo Paparo) l’e-book The Italian General Election of 2013. A dangerous stalemate? (CISE 2013). Ha curato anche (con Lorenzo De Sio e Vincenzo Emanuele) il Dossier CISE 6 (Le Elezioni Europee 2014, CISE 2014) e l’e-boook The European Parliament Elections of 2014 (CISE 2014). Infine, è autore di diverse note di ricerca pubblicate nella serie dei Dossier CISE.